Perché è fondamentale confrontare spettri NTC08 con spettri M6.5 di Norcia

novembre 3rd, 2016

Gli spettri NTC08 (DM 14/01/2008) sono alla base della definizione dell’azione sismica da considerare nel progetto (o miglioramento sismico) di una costruzione in zona sismica. Eppure, ad ogni evento sismico: L’Aquila 2009, Emilia 2012, Amatrice e Norcia 2016, gli spettri di normativa sono ecceduti dagli spettri ricavati per il sisma occorso. Vediamo perché questo accade e perché è fondamentale confrontare gli spettri.

Perché gli spettri NTC08 sono superati da quelli registrati

Il terremoto del 30.10.2016 con epicentro nel comune di Norcia magnitudo 6.5 è uno degli eventi sismici più distruttivi della storia Italiana. Per capire l’intensità e la rilevanza di questo evento, si mettono a disposizione del lettore il confronto tra i grafici degli spettri NTC08 e gli spettri ricavati dalle accelerazioni generate dall’ultimo sisma (vedi galleria qui sotto).

Dunque, la domanda che tutti si pongono è: gli spettri NTC08 sotto stimano le accelerazioni? La risposta è NO. Non le sotto stimano perché la pericolosità sismica di un sito deriva da un’analisi probabilistica. Quest’analisi media su tutte le possibili posizioni dell’epicentro, ergo un terremoto con epicentro nel sito di riferimento probabilmente registrerà accelerazioni maggiori rispetto a quelle definite dagli spettri NTC08. L’approccio probabilistico per determinare la pericolosità sismica di un sito è ormai consolidato su scala mondiale. Per approfondimenti sul tema vi consiglio di leggere i lavori del Prof. Iunio Iervolino UniNa, in particolare questo articolo.

Perché è fondamentale confrontare spettri (NTC08 vs Norcia M6.5)

Se gli spettri NTC08 vanno bene – niente polemica alla Napalm 51 oggi -, perché confrontare gli spettri di normativa con quelli di un sisma occorso? Le motivazioni sono tante, analizziamo qui le più importanti:

  1. Siamo Ingegneri, vogliamo capire con che cosa abbiamo a che fare. Allora, cosa c’è di meglio di un confronto tra ciò che utilizziamo tutti i giorni (spettri NTC08) e gli spettri generati da un sisma M6.5? Io credo che questo sia imprescindibile per comprendere l’entità del fenomeno occorso.
  2. Se confrontiamo spettri NTC08 e spettri M6.5, ci può anche venire in mente di assumere un Vita di Riferimento pari a 75 anni per il prossimo lavoro, magari esistono anche clienti disposti a pagare qualche euro in più per la propria sicurezza.
  3. Conoscere gli spettri M6.5 consente agli Ingegneri di capire a quali azioni sismiche  sono state assoggettate le costruzioni. I tecnici che interverranno nella ricostruzione, osservando i danni sulla costruzione in recupero, vorranno sapere a quali accelerazioni è stata sottoposta, così da capire come si è comportata.

Conclusioni

Gli spettri contenuti in questo post sono a vostra completa disposizione, contattami pure. Spero di essere stato chiaro e se quest’articolo ti è stato utile, allora non esitare a condividerlo! Hai un punto di vista differente? Hai posizioni diametralmente opposte?  Lascia la tua opinione, sarò felice di risponderti.

9 Comments

  • Lorenzo Taccini

    Nov rd, 2016 3:14 PM Reply

    Trovo che le argomentazioni a suffrago delle stime di pericolosità sismica (ancorché derivanti da analisi probabilistiche il cui metodo è condiviso dalla comunictà scientifica) su cui si basano le azioni sismiche di progetto per NTC 08 siano in netto contrasto con l’urgente esigenza dell’Ingegnere italiano, nell’interesse dei cittadini, di quantificare la probabilità di collasso di un edificio esistente, o in progetto, in un dato sito sul suolo italiano.

    Laddove si dice, giustamente, che occorre una lunghissima osservazione per calibrare il modello probabilistico ed ottenere periodi di ritorno veritieri, verrebbe da pensare che tale modello probabilistico sia ancora – almeno per il momento – molto immaturo, proprio per insufficienza di osservazioni. Sarebbe pertanto un modello praticamente errato, illusorio, ed evidentemente, tutt’altro che conservativo nonostante la consapevolezza della comunità scientifica che lo ha generato, riguardo ai suoi limiti intrinseci. Ma quindi, gli ultimi eventi registrati sono in linea con le previsioni oppure manifestano la necessità di revisione del modello probabilistico, basandolo sul nuovo campione di osservazioni?

    Anche la scelta di mediare su ampie regioni i valori di accelerazione attesa, per quanto condivisa dai ricercatori a livello mondiale, confligge con la necessità di prevedere le sollecitazioni per un singolo edificio, giacchè non mi risulta che le costruzioni, anctiche o moderne, di qualsiasi materiale o tipologia, abbiano alcuna capacità di ridistribuzione delle tensioni a livello di comune, provincia o regione sismogenetica a distanze dell’ordine di 50 km.

    Il modello probabilistico di pericolosità sismica di cui ci siamo dotati sembrerebbe pertanto uno sterile esercizio di numeri, più che un utile strumento per la progettazione di edifici ed infrastrutture – probabilisticamente – sismoresistenti.

    Pertanto non condivido l’opinione che sminuisce l’istinto di alcuni Progettisti italiani di domandarsi se l’intensità di un sisma occorso e particolarmente dannoso rientri o meno nelle previsioni del modello probabilistico citato, e quale sia la relativa severità – o periodo di ritorno, che dir si voglia.

    Ci viene richiesto di garantire che una costruzione (immaginiamo per semplicità una sedia appoggiata al suolo) non collassi (ribalti, nel caso della sedia) in caso di sisma, più o meno severo a seconda dell’importanza della sedia stessa. Ci viene anche fornita una norma che, fornendo delle azioni di progetto “standard” ci toglie di fatto ogni libertà di stabilire autonomamente la resistenza che deve avere la sedia, e d’altra parte ci promette sonni tranquilli avendo demandato ad esperti la stima, non facile, dell’azione sismica di progetto.

    Poi arriva un sisma che ribalta moltissime sedie, ci domandiamo appunto se si tratti di un sisma particolarmente severo (tanto che è più ragionevole rassegnarsi alle conseguenze devastanti piuttosto che tentare di costruire sedie che vi resistano), oppure se si tratti di un sisma con periodo di ritorno entro i 500 anni (tale per cui la Società Italiana almeno recentemente si è data l’obiettivo, e richiede a noi Progettisti, che la sedia non ribalti, avendo ritenuto ragionevole l’investimoento economico connesso), al quale resisterebbe una sedia progettata in accordo con le norme recenti ma non altrettanto le sedie antiche.

    E a quel punto gli esperti non danno risposte e si difendono, tentano di dissuaderci da qualsiasi confronto tra i fatti e la previsione dei fatti, esplicitando alcune ipotesi di base del loro modello probabilistico, che di fatti lo rendono inutile e fuorviante per chi deve progettare sedie che non ribaltino, ed anche incapace di quantificare la gravità di uno specifico evento sismico reale in relazione alla pericolosità del sito in cui è avvenuto.

    La non intuitività della teoria probabilistica in questo caso nasconde l’incapacità del sistema (scientifico e tecnico) italiano di progettare sedie che non ribaltino, in un Paese che è più sismicamente attivo di quanto vogliono credere i suoi cittadini ed i suoi scienziati.

    Il confronto con paesi sismicamente più avanzati come il Giappone o la California non regge, e la consapevolezza che ogni difesa dei sismologi è anche una eventuale difesa in tribunale per i progettisti delle costruzioni inadeguate è per qualcuno una consolazione troppo magra, per altri l’incentivo a continuare così, “all’italiana”.

    • Ing. Marco Domanico

      Nov th, 2016 10:03 AM Reply

      Preg.mo ing. Lorenzo Taccini,
      La ringrazio per il suo importante contributo alla discussione. Le tematiche da Lei sottoposte sono molto rilevanti e dimostrano la sua competenza in materia. Il livello di discussione è talmente alto che non ritengo possa essere trattato nei commenti di un blog. Invece, credo che la tematica debba essere estrinsecata in seno alle commissioni strutture degli ordini provinciali e successivamente portata al Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Solo in questo modo, con riferimento a paesi come Giappone e California, e sulla base di approfonditi studi, sarà possibile dare una risposta seria e concreta alle sue perplessità sul metodo probabilistico.

  • Graziano Bonelli

    Nov rd, 2016 9:09 PM Reply

    Concordo a pieno con Lorenzo.
    É lecito e sensato comparare!
    Inoltre sarebbe opportuno capire, quante registrazioni sono state utilizzate per generare l’attuale spettro ntc e nel caso che serie di eventi servirebbe per cambiare sensibilmente la forma degli attuali spettri di progetto.
    Anche i vari coefficienti che trasformano lo spettro da elastico a spettro di progetto andrebbero considerati e forse rivisti: esempio, siamo sicuri che le strutture hanno tutte uno smorzamento del 5%, una duttilità minima di 2 etc etc o queste NTC sono state solo un’altra manovra politica per spostare il problema della messa in sicurezza delle strutture pubbliche?
    Ricordate la vecchia zonizzazione Sismica che prevedeva l’Abruzzo mediamente sismico?

    • Ing. Marco Domanico

      Nov th, 2016 8:54 AM Reply

      Caro Graziano, come prima cosa vorrei ringraziarti per il tempo che hai dedicato alla lettura del mio post e al successivo commento. Le registrazioni usate per generare gli attuali spettri non sono consistenti. Si figuri che le prime registrazioni sismiche risalgono al 1940 e noi ci riferiamo a un periodo di ritorno di 475 anni (non ne sono passati nemmeno 100). L’assunzione dello smorzamento al 5% delle nuove costruzioni è sicuramente lecita, consolidata direi. Per le costruzioni esistenti in muratura, non è tanto un problema di definizione dello spettro, quanto più delle scadenti proprietà meccaniche dell’apparecchiatura muraria. La messa in sicurezza delle strutture strategiche: scuole, caserme, ospedali, infrastrutture, dovrebbe essere una priorità per qualsiasi governo, ma questo spesso non accade. Per quanto riguarda, infine, la classificazione sismica dell’Abruzzo ci fu un errore, che però possiamo ricomprendere nell’evoluzione della classificazione sismica Italiana.

  • Sara

    Nov th, 2016 8:58 PM Reply

    Salve, non sono un ingegnere ma sto approfondendo un po’ l’argomento terremoti e vorrei fare delle domande.
    Vorrei capire se le distruzioni (e purtroppo, relative vittime) provocate dai terremoti che ci sono stati hanno coinvolto solo costruzioni scadenti o comunque non antisismiche. Ad esempio, come si sono comportati gli edifici di Norcia a cui è stato fatto l’adeguamento?

    Se gli spettri di risposta superano i limiti stabiliti dalla norma, cosa si può attendere da una casa costruita secondo quelle norme? Può essere lesionata gravemente o addirittura crollare?

    Cercando dati di altri terremoti avvenuti all’estero, ho trovato spettri di risposta con valori di accelerazione simili o anche superiori, ma registrati in stazioni dove è stata osservata (o misurata, nel caso del Giappone) un’intensità sismica relativamente modesta, in cui le case antisismiche subiscono pochi danni.

    • Ing. Marco Domanico

      Nov th, 2016 9:50 AM Reply

      Gent.ma Sara,
      cerco di rispondere alle tue domande in modo preciso.
      Gli edifici adeguati alle attuali norme hanno certamente subito dei danni, ma sicuramente non sono venuti giù rovinosamente sotto l’azione del sisma. Se così non è stato, la magistratura accerterà le responsabilità. La norma non definisce un’azione sismica massima per il sito, ma un’azione sismica che ha una certa probabilità di accadimento. Se l’azione sismica supera quella della norma, ciò non vuol dire che la struttura automaticamente crolla. Nella remotissima ipotesi si dovessero verificare eventi come quelli in Nuova Zelanda (M 8.1) o Giappone, allora anche le strutture conformi alle nuove norme poterebbero avere seri problemi.

  • Raul Durante

    Mag th, 2017 2:47 PM Reply

    Carissimo Marco, nel ringraziarti veramente di cuore per il tuo utile blog, vorrei qui affrontare per sommi capi la questione più generale della pericolosità sismica di base, che peraltro non è la sola ad interessare in questo momento. Sono l’ing. Raul Durante, presidente del comitato “TerraNostra-2016” di Accumoli (RI), insieme ad altri colleghi ingegneri e a geologi, stiamo lavorando da mesi sulla questione della reale attendibilità della Pericolosità sismica basata sul modello probabilistico. Secondo noi, e non solo!, benché la ricchezza della Storia nazionale ci renda merito di avere la “memoria sismica più lunga del mondo”, il modello probabilistico, pur se rappresenta forse l’unico modo per cercare di dare un senso alle informazioni raccolte nel catalogo, all’atto pratico, sul piano logico e anche probabilistico-matematico, fa acqua da tutte le parti. Ricordo i più recenti fallimenti: S. Giuliano, Emilia e diversi altri. Il catalogo storico dei terremoti, che si riferisce ad eventi registrati negli ultimi 100 anni e ad altri “solo raccontati” negli ultime 1000 anni, non consente di fare alcuna statistica: la sismogenesi di una zona (es. da L’Aquila a Colfiorito-Assisi), è un processo geologico che si estende su un arco temporale di alcuni milioni di anni, quindi, 100 o anche 1000 anni, sono un infinitesimo di tempo. Sarebbe come voler dare un giudizio sulla vita di una persona, avendo a disposizione le informazioni che la riguardano relative a 10 minuti della sua intera esistenza protrattasi per oltre i 90 anni. Che cosa ne sappiamo se, ad es, in una tale zona, nel 2000 avanti Cristo, cioè oltre 4000 anni fa, si sia o meno verificato un sisma di M=7-8? Inoltre, lo stesso concetto di tempo di ritorno, appare francamente molto stiracchiato e affatto condivisibile, infatti, è ben noto ai geologi che qualsiasi sisma non si ripresenta ad intervalli regolari, per varie ragioni tutte scientificamente accertate. La cosa migliore, a nostro parere, ma anche ad opinione di illustri geologi, (Doglioni-INGV, Piazza UNITS, Barchi-UNIPG ecc..), sarebbe quella di effettuare quanto prima nell’intera zona di Appennino coinvolta dai recenti sismi (2009-2017), indagini geologiche profonde, (15-20Km) con la tecnica a riflessione, usata di routine nelle indagini petrolifere preliminari (da ENI &Co) per verificare se l’intero strato delle strutture della crosta profonda si sia fratturato oppure no. Il sospetto viene, in quanto, l’ipocentro del sisma del 2009 è stato collocato a circa 14km, quelli dei recenti sismi stanno invece intorno a 10 Km, poco più o poco meno, mancano almeno 4 km di struttura di cui non si conosce praticamente nulla, ma che potenzialmente potrebbero causare ulteriori sismi di M anche >7, il cosiddetto Massimo terremoto Ipotizzabile. Questo ci dicono i geologi. Quindi, se il DPC, invece che strangolare la ricerca geologica e geofisica delle università e anche dell’INGV, come hanno più volte denunciato gli stessi interessati in recenti convegni, informando che da oltre 15 anni non vengono più finanziati progetti di ricerca finalizzati, (l’INGV si è visto addirittura decurtare quest’anno il proprio budget per decine di milioni di €, mentre, la Carta Geologica nazionale che è completa solo al 50%, non ha ancora visto 1 solo € di finanziamento per essere completata!), non si deciderà a voltare pagina e ad abbandonare questo oscurantismo medioevale, non si farà mai alcun tangibile passo avanti in tema di prevenzione del rischio sismico. Lo stato attuale delle cose, è infatti funzionale solo all’interesse di molti a mantenere in piedi un modello basato sulla politica dell’emergenza e dell’improvvisazione, che si fonda sul dogma che “i terremoti non si possono prevedere”(!?), e che serve solo a diffondere tra la popolazione esposta a rischio sismico un anacronistico quanto rassegnato fatalismo. Temo quindi che non si andrà da nessuna parte se continueremo ad assistere inermi ad immani tragedie e a fare la conta delle vittime e dei danni. A mio parere, trattandosi di scienza, forse l’aperto confronto tra opposte opinioni, ovviamente supportate da dati scientifici, farebbe bene a tutti, anche perché aiuterebbe molto ad avviarsi verso una cultura della prevenzione fondata sulla corretta informazione e sulla consapevolezza del rischio incombente. Peraltro, faccio notare, come, l’approccio “deterministico”” per la stima della pericolosità sismica da noi proposto, (vedi i due documenti pubblicati su questo link: http://terranostra-2016.weebly.com/documenti.html ), sia da oltre 10 anni previsto dai protocolli IAEA per il “siting” degli impianti nucleari in tutto il mondo. Se va bene per gli impianti nucleari non si comprende perché non debba essere ritenuto adatto anche per la salvaguardia della sicurezza delle popolazioni esposte ai sismi e dei loro beni. In Italia, venne imposto all’ENEL dalla stessa IAEA circa 30 anni fa, per valutare la pericolosità sismica del sito di Montalto di castro (VT) in cui era in costruzione un centrale nucleare gemella. La sezione nota come “CROP 03”, che si estende da Montalto ad Ancona, trasversale all’Appennino, è frutto proprio di quel lavoro risalente ad oltre 25 anni fa. Quindi, non si comprende per quale ragione, il DPC fino ad oggi si sia opposto a tale indagine, la quale, permetterebbe di comprendere in maniera chiara, scientificamente fondata e definitiva, la sismogenesi dell’intera zona di cui sopra, e a definire il massimo terremoto in essa ipotizzabile. Il costo stimato per i circa 500km di linee da esaminare è di circa 10-12 milioni di €, mentre, il tempo richiesto è di circa 8 mesi se si fosse iniziato ad aprile-maggio. Bruscolini, rispetto alle cifre e ai tempi previsti per la ricostruzione. Come è noto, un sisma di M=7.0-7.2, a parità di ipocentro, determina rispetto ad un sisma di magnitudo inferiore, come ad es. l’M=6.5, una espansione significativa dello spettro in termini di accelerazione, con tutte le conseguenze del caso. Per concludere, vorrei qui porre in evidenza un altro aspetto che i recenti sismi hanno messo in evidenza, e che tutti noi abbiamo potuto constatare, cosa peraltro messa bene in evidenza dallo stesso Prof. Doglioni, Presidente dell’INGV: i sismi “distensivi” tipici dell’Appennino centrale, che comportano l’abbassamento anche di oltre 1 metro del piano di campagna soprastante (vedasi faglia sul fianco del monte Vettore), determinano elevate componenti negative di accelerazione verticale, (ad Accumoli ha raggiunto quasi i 0.6g !!), le quali, alleggeriscono le strutture realizzate in pessima muratura di arenaria, abbassando la già insignificante resistenza al taglio e diminuendo drasticamente (del 60%!!) i momenti resistenti al ribaltamento fuori piano. Ciò ha determinato ad es. ad Accumoli il collasso di strutture con mura perimetrali spesse 2 m, proiettate a oltre 20 metri. Ebbene, di tale micidiale effetto, (della componente negativa di acc. verticale, contemporanea a quelle orizzontali comunque intense, circa 0.5g), mi pare, che le attuali NTC-08, nelle possibili combinazioni di carico non ne tengano alcun conto. Anche nel recente convegno sulla ricostruzione tenutosi a Foligno, qualche collega ha segnalato nel dettaglio tale aspetto. Mi chiedo quindi se non fosse questo un argomento da segnalare all’attenzione dei colleghi ingegneri che, come tu stesso affermi, devono essere in grado di comprendere se i loro schemi progettuali e le rispettive ipotesi, siano o meno corrispondenti alle osservazioni dei fenomeni sul campo. Di sicuro, ritengo che esso sia un argomento da tenere in considerazione ai fini di una successiva rapida ed efficace revisione delle stesse NTC, dato che non riesco a comprendere come sarà possibile adeguare le strutture in muratura rimaste danneggiate, visto che il tessuto murario è intrinsecamente scadente, sotto ogni profilo (non adesività della eventuale malta, gelività, caratteristiche meccaniche scadenti, pietrame arrotondato, ecc…).
    Mi sa che ho parlato troppo!?
    Saluti e grazie
    RD

    • Ing. Marco Domanico

      Mag th, 2017 4:21 PM Reply

      Gentile Ing. Raul Durante La ringrazio per il suo lungo e appassionato commento. La ringrazio anche per i complimenti fatti al blog. La scelta tra modello probabilistico e deterministico nella definizione dell’azione sismica è un argomento di natura accademica di cui non mi avventuro a dibattere non essendo uno specialista del tema. L’unico elemento che posso fornire alla discussione è il seguente: strutture ben progettate resistono ad azioni sismiche maggiori di quelle di progetto. Il problema degli effetti near source e quindi della componente verticale è invece più pregnante alla mia sfera di competenza. Le NTC08 non obbligano il tecnico a considerare, per strutture usuali, gli effetti della componente verticale del sisma. Anche se un tecnico attento considerasse tale componente, gli spettri di NTC08 in componente verticale sono molto inferiori alle ag verticali registrate. Come lei correttamente evidenziava, nel caso di strutture in murature, questo effetto è deflagrante. Concordo, dunque, che in tal senso le NTC08 abbiano bisogno di una revisione, revisione non colta neanche nell’ultima bozza NTC17. Bisognerebbe legare la verifica alla vicinanza del sito di costruzione a faglie attive. Per quanto riguarda invece il tema del recupero degli edifici danneggiati, il problema ritengo sia politico. Spetta alla classe dirigente disegnare una ricostruzione “sicura” degli edifici danneggiati. In questo gli ordini professionali, a mezzo di tecnici esperti, dovrebbero influenzare in maniera positiva tali decisioni. Se così non sarà, il danno ricadrà nelle generazioni a venire, così come è già successo ripetutamente nel nostro Paese.

  • Luca S.

    Ago th, 2017 3:21 PM Reply

    Modestissimo commento, da ingegnere di campagna, sul tema degli spettri di accelerazione e di elongazione sismica.

    A parte la parafrasi di Marx, che mi viene spontanea: “uno spettro si aggira per l’Italia” (consentitemelo, per risollevare il tono un po’ troppo serioso della discussione).

    Io direi che il problema dell’edificato esistente oggi in Italia non è lo spettro sismico: le NTC 2008 per me vanno benissimo, peccato che sono arrivate dopo che i buoi erano usciti,
    se mi consentite la metafora… Infatti i nuovi edifici, sia in muratura sia in c.a., sia in metallo, quando ben progettati, resistono e HANNO RESISTITO BENE alla scossa M6.5.
    Ve lo dico con cognizione di causa perché abito a pochi km dall’epicentro di Norcia. Il c.a. è vero, ha il punto debole nelle tamponature e nei tramezzi. Se per le tamponature si imparerà che la “cassa vuota” vuol dire anche “testa vuota” (dell’ingegnere, ma soprattutto di chi gli / ci ha insegnato a costruire così…), allora forse si capirà una buona volta che anche la tamponatura, se in blocco portante, può servire a dissipare l’energia sismica.
    I tramezzi con M6.5 è da prevedersi che subiscano qualche danno, in strutture ordinarie. Altrimenti, andate con il cartongesso, o armatevi di rete (per le placcature bilaterali, s’intende..)

    Il problema dell’edilizia esistente oggi in Italia non è lo spettro accelerometrico delle NTC 2008, che si vorrebbe essere sottodimensionato: quanti edifici in NTC 2008 hanno subito danni gravi o crolli a causa di una sbagliata accelerazione sismica di progetto ? Ebbene, ve lo dice il povero ingegnere di campagna: NESSUNO.

    I danni sono sempre dovuti a caratteristiche costruttive erronee, non allo spettro sismico insufficientemente valutato: es. i collegamenti delle cortine di tamponatura esterne assenti o insufficienti oppure solette delle scale troppo esigue. restano pur sempre casi rari e isolati. Complessivamente, infatti, gli edifici realizzati ex novo post 1985 in c.a., muratura e metallo NON SONO IL NOSTRO PROBLEMA.

    Il nostro problema, di noi italiani (non solo quindi di noi ingegneri civili), è la fatiscenza del patrimonio edilizio complessivo, che è anteriore al 1985, e che possiamo grossolanamente suddividere in:
    A) edilizia non antisismica del secondo dopoguerra
    B) edilizia storica con pareti povere o prive di legante,

    Nel gruppo B) sono da includere soprattutto, dalle nostre parti, gli edifici rurali e di montagna, che sono quelli invece che, in occasione del sisma del 2016, son crollati o sono stati gravemente danneggiati (vedi Arquata del Tronto; vedi Amatrice etc.).

    Metteteci poi che fino a pochi anni orsono i Genii (quei genii !!) Civili non accettavano i progetti con solai in legno e con tetti in legno, e il cordolo in c.a. in breccia era obbligatorio (vedi Norme Tecniche 1985; 1987 -murature – e persino 1996) ed ecco che anche il nostro Eccellentissimo Legislatore Tecnico ci ha messo anche del suo a far sì che le abitazioni ristrutturate potessero meglio collassare… Non è ironia, è la realtà, putroppo, che nessuno di chi ci impartisce le NTC vorrà mai ammettere: certamente non ammetterà che la responsabilità è sua personale, in quanto lui era membro della Commissione Tecnica, e la Commissione Tecnica afferiva al Consiglio Nazional dei LLPP e che esso aveva i Consulenti Tecnico Scientifici al riguardo, i quali dovevano sentire il parere della Commissione Tecnica, ed ecco che il circolo si chiude e l’italianissimo gioco dello scaricabarile è riuscito perfettamente….

    Di che vogliamo parlare allora, dello spettro ? Di fantasmi ?

    O della stupidità umana, che nello specifico consiste anche nel mantenere in piedi e non demolire quando ce n’è bisogno un edificato storico realizzato con muri di pietre e mattoni con solo legante TERRA (argilla, arenaria, limo). Questo edificato è da DEMOLIRE, magari ricostruendolo con il medesimo aspetto, ma utilizzando malte di calce e altre tecniche antisismiche storiche (tiranti; speroni cantonali; etc. etc.).

    Quindi non prendiamocela con lo spettro: lo spettro siamo noi stessi, stupidi esseri umani che pretendiamo che muri legati con terra resistano a un sisma M 6.5, e per di più mettendoci anche sopra solai e cordoli in c.a., completamente fuori contesto costruttivo, però realizzati A NORMA, come vuole la Nostra Signora Norma. Ed è la Norma con la sua cogenza, che dovrebbe, di per sé sola, stando a quanto pretenderebbe il nostro Legislatore tecnico, far stare in piedi siffatti edifici.

    Peccato che la realtà è un pelino più cogente di Nostra Signora Norma, e edifici siffatti sono crollati, ora come nei terremoti ultimi scorsi.

    Infatti, ad ogni terremoto, Nostra Signora Norma si è cambiata d’abito, per non farsi riconoscere, per la vergogna.
    Anche stavolta, dopo il 2016, ha deciso di sbarazzarsi delle vecchie vesti e di travestirsi di nuovo… Vedremo, a volte i vecchi abiti sono migliori delle oscenità che vediamo per strada…

    Altro particolare: perché i nostri antenati muravano a secco o con terra o con argilla ? Risposta ovvia: perché la calce costava troppo. Giusto. però va precisato anche che, dal momento che si trattava di case basse e con solai leggeri (travi + tavole o travi, travetti e pianelle in laterizio), difficilemente la gente ci restava sotto dopo un forte sisma. Invece le stesse pietre erano pazientemente recuperate per ricostruire quel che era crollato. E il mondo è andato avanti così per secoli, da noi come in Grecia, in Turchia, nei Balcani, in Portogallo e in tutte le zone sismiche a noi prossime.

    Poi è arrivato il gran genio dell’uomo moderno, della civiltà del cemento armato e delle… Norme Tecniche. Cosa si è preteso ? Di realizzare cordoli in c.a. su murature a pietre poco legate o legate con materiale terroso. Di metterci poi sopra anche solai a travetti ci cemento armato. E qundi aspettare un bel terremoto e vedere “l’effetto che fà”…

    L’effetto è stato non un gran bell’effetto. Anzi, chi ha scritto le NTC degli anni Ottanta e Novanta e chi le ha fatte applicare e anche chi le ha applicate (volente o nolente, putroppo..) dovrebbe (come minimo) , ebbene tutti costoro , e mi ci metto anch’io, tra quelli “nolenti”, però… tutti costoro dovrebbero VERGOGNARSI.

    Come si sà, però, il Normatore Tecnico Gran Legiferatore di Stato è sempre e solamente un anonimo.

    Per cui il processo si chiude prima di cominciare, per per mancata identificazione del reo.

    Scusate per l’ironia: E’ che fa caldo e di essere serio oggi semplicemente “non mi va”.

    Buon Ferragosto a tutti.

Lascia un commento